Quali sono le previsioni per il tasso di inflazione in Francia nel 2025 secondo l’Insee?

L’inflazione in Francia ha registrato un rallentamento significativo nel 2025, dopo due anni di aumenti sostenuti. L’indice dei prezzi al consumo (IPC) misurato dall’Insee mostra una progressione limitata in media annuale, molto lontana dai picchi osservati nel 2022 e 2023. Dietro questo dato globale si nascondono dinamiche settoriali contrastanti, dove l’energia e l’alimentazione tirano i prezzi verso il basso mentre i servizi resistono.

Inflazione sottostante nel 2025: perché i servizi non seguono la tendenza

Il calo dell’inflazione globale nel 2025 nasconde un fenomeno che le medie annuali rendono poco visibile. L’inflazione cosiddetta sottostante, calcolata al netto dell’energia e dei prodotti alimentari freschi, rimane più alta dell’inflazione totale. Questo scostamento riflette una pressione persistente sui prezzi dei servizi.

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L’origine di questa resistenza si trova nei rialzi salariali negoziati nel 2023 e 2024. Questi aumenti di stipendio, ottenuti in risposta allo shock inflazionistico, continuano a diffondersi nei costi di produzione dei settori ad alta intensità di manodopera: ristorazione, ospitalità, salute, servizi alla persona. L’effetto è meccanico e sfasato nel tempo.

I dati pubblicati dall’Insee per dicembre 2025 confermano questa lettura. Su base annua, i prezzi al consumo aumentano del 0,8 % su base annua, con un’inflazione sottostante in lieve aumento rispetto ai mesi precedenti. I servizi sanitari, in particolare, mostrano un’accelerazione. Per approfondire l’analisi del tasso d’inflazione in Francia nel 2025 secondo l’Insee, le voci di spesa delle famiglie meritano un esame dettagliato.

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Un economista francese analizza grafici e dati dell'INSEE sulle previsioni del tasso d'inflazione in Francia per il 2025 nel suo ufficio parigino

Energia e alimentazione: i due motori della disinflazione in Francia

Il calo dell’inflazione globale nel 2025 si basa su due pilastri. Il primo è l’energia. Dopo i picchi legati alla crisi geopolitica del 2022, i prezzi energetici si sono normalizzati. L’Insee segnala un calo più marcato dei prezzi dell’energia su base annua alla fine del 2025.

Il secondo pilastro è l’alimentazione. I prezzi alimentari, che erano aumentati nel 2022 e 2023, conoscono un nuovo rallentamento nel 2025. La combinazione di queste due dinamiche spiega perché l’IPC in media annuale scende a 0,9 % nel 2025, dopo il 2 % nel 2024.

Le previsioni dell’Insee per il 2025 si basavano su due ipotesi strutturali:

  • Prezzi del petrolio relativamente stabili per l’intero anno, senza un nuovo shock dell’offerta paragonabile a quello del 2022.
  • La fine progressiva delle misure pubbliche di scudo tariffario sull’energia, senza un rinnovo integrale dei dispositivi di plafonamento.
  • Una trasmissione limitata dei cali dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità alle tariffe regolamentate, a causa del calendario di revisione delle griglie tariffarie.

Queste ipotesi si sono complessivamente verificate nei primi tre trimestri. Tuttavia, l’OFCE segnala che la situazione cambia all’inizio del 2026, con uno shock sui prezzi degli idrocarburi legato alla guerra in Iran e al blocco dello stretto di Hormuz, che potrebbe contribuire ad aumentare l’inflazione di diversi decimi di punto.

Previsioni Insee e proiezioni Banca di Francia: scenari divergenti per il 2026

L’Insee pubblica le sue previsioni di inflazione nel contesto delle sue note congiunturali, con un orizzonte di alcuni trimestri. La Banca di Francia, nelle sue proiezioni macroeconomiche di settembre 2025, copre un orizzonte più lungo, fino al 2027. Le due istituzioni condividono il constatato di un netto ritiro dell’inflazione nel 2025, ma i loro scenari per il futuro differiscono sensibilmente.

La Banca di Francia prevede un aumento progressivo dell’inflazione verso l’obiettivo del 2 % nel 2026 e 2027, sostenuto dalla normalizzazione dei prezzi dell’energia e dalla continuazione degli aumenti salariali nominali. L’OFCE, dal canto suo, stima l’inflazione media all’1,8 % nel 2026, con un impatto dello shock energetico valutato a 0,6 punti.

Questi scostamenti non derivano da errori di calcolo. Riflettono ipotesi diverse sui prezzi del petrolio, sul ritmo di trasmissione dei costi salariali e sull’evoluzione delle politiche tariffarie pubbliche. I dati disponibili non permettono di decidere tra questi scenari, poiché ciascuno si basa su variabili esogene per natura incerte.

Ciò che misura realmente l’IPC

L’indice dei prezzi al consumo copre un paniere di beni e servizi rappresentativo del consumo delle famiglie. L’Insee ha evoluto la sua metodologia passando a un IPC base 2020, il che modifica il peso di alcune voci. I prodotti manifatturati, ad esempio, mostrano un leggero calo dei prezzi nel 2025, un fenomeno legato alla concorrenza internazionale e alle promozioni del commercio online.

L’IPCH (indice dei prezzi armonizzato a livello europeo) differisce leggermente dall’IPC nazionale, poiché integra convenzioni di calcolo comuni all’area euro. I due indicatori convergono sulla tendenza, ma i loro livelli esatti possono variare di alcuni decimi di punto.

Monete in euro, banconote e prodotti alimentari di uso quotidiano disposti su un tavolo di cucina francese, simboleggiando l'impatto dell'inflazione sul budget delle famiglie nel 2025

Potere d’acquisto delle famiglie: il divario tra inflazione misurata e inflazione percepita

L’inflazione dell’0,9 % in media annuale per il 2025 fa pensare che il potere d’acquisto migliori nettamente. La realtà è più sfumata. I salari nominali continuano a progredire più dei prezzi, secondo le proiezioni della Banca di Francia. Questo recupero salariale è reale.

Tuttavia, l’OFCE osserva che il tasso di risparmio delle famiglie rimane elevato, il che suggerisce un comportamento di cautela persistente. Le famiglie non traducono meccanicamente i guadagni di potere d’acquisto in consumi aggiuntivi. Gli investimenti delle famiglie, dopo aver raggiunto un punto basso, iniziano a riprendersi, ma lentamente.

Numerosi fattori alimentano il divario tra inflazione misurata e inflazione percepita:

  • Le voci di spesa obbligatoria (affitto, assicurazioni, abbonamenti) pesano di più nel budget reale rispetto al paniere statistico dell’IPC.
  • I cali di prezzo sui prodotti tecnologici o manifatturati avvantaggiano soprattutto le famiglie che rinnovano frequentemente questi acquisti.
  • Aumenti di prezzo dei servizi (salute, trasporti, ristorazione) colpiscono tutte le famiglie in modo ricorrente e visibile.

Il 2025 chiude un ciclo inflazionistico aperto nel 2021. L’IPC torna a livelli simili a quelli osservati prima della crisi sanitaria. La questione aperta riguarda ora il 2026: lo shock energetico legato al Medio Oriente, se si confermerà nel tempo, potrebbe riportare l’inflazione francese attorno all’1,8 % in media annuale, un livello che rimane moderato ma sarebbe sufficiente a interrompere la traiettoria di disinflazione.

Quali sono le previsioni per il tasso di inflazione in Francia nel 2025 secondo l’Insee?